Una svolta importante quella che riguarda l'autunno 2026, in tema di sostenibilità aziendale in Europa. Con l'entrata in vigore di normative vincolanti e l'avvio della fase operativa dei regolamenti comunitari, l'attenzione del mercato si sposta sulla tracciabilità diretta dei beni, della CO₂ e della materia.
In questo scenario, il riuso non è più solo un'opportunità di risparmio, ma un fattore chiave di conformità ESG. Scopriamo insieme tutte le novità nel nostro articolo dedicato.
1. Passaporto digitale di prodotto (DPP) e regolamento ESPR
Con la progressiva attuazione del Regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), il concetto di ciclo di vita del prodotto diventa misurabile in tempo reale.
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Tracciabilità delle materie prime: Ogni componente industriale, materiale tessile ed apparecchiatura elettrica integrerà dati leggibili digitalmente.
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Componenti usati e rigenerati: Macchinari e beni strumentali dotati di uno storico di manutenzione trasparente mantengono un valore residuo importante.
2. Direttiva Antigreenwashing: stop ai claim generici
L'entrata in operatività della direttiva UE sull'Empowerment dei consumatori per la transizione verde (ECGT) impone l'eliminazione dei termini ambigui dai report e dai messaggi pubblicitari. Questi i punti fermi:
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Misurabilità scientifica: Termini come "eco-friendly" o "a impatto zero" sono vietati se non supportati da studi di Life Cycle Assessment (LCA) validati da enti terzi.
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Impatto sulla comunicazione: Dichiarare di adottare modelli circolari richiede prove concrete, come la rendicontazione dell'acquisto e della vendita di asset usati e riciclati.
3. CBAM a regime: L'Impatto dei dazi sul Carbonio sulle catene di fornitura
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) entra ufficialmente nella sua fase applicativa tariffaria, segnando un punto di svolta per i settori ad alta intensità energetica. Il meccanismo impone ai soggetti che importano da Paesi extra-UE materie prime come acciaio, alluminio, cemento e fertilizzanti l'acquisto dei corrispondenti certificati di CO₂ legati alle emissioni incorporate nei prodotti.
Questa misura produce un impatto diretto sull'intera filiera produttiva:
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Pressione sulle importazioni: I costi legati alla CO₂ rendono meno conveniente l'approvvigionamento di materie prime vergini extra-UE, spingendo le aziende a cercare soluzioni alternative all'interno dei confini europei.
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Valorizzazione delle filiere locali: Aumenta la domanda di componenti riutilizzabili e macchinari già integrati nel mercato europeo, riducendo l'impronta carbonica complessiva della catena di fornitura (Scope 3).
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Incentivo alla circolarità: La necessità di abbattere i costi di importazione trasforma il recupero di asset, impianti usati in un vero e proprio vantaggioeconomico per l'industria manifatturiera.
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